Ciao, sono Gianluca, un innamorato delle proprie passioni. L'avventura è il tema portante, intesa come distacco dalla realtà quotidiana, per immergersi in un contesto dove l'istinto predomina sulla razionalità; intesa come scoperta della verticalità, nel sentirsi completi quando si va sempre più su, sfidando le proprie paure ma contemplando l'abisso. In questo spazio sono condivise le mie esperienze, magari per invogliare qualcuno a ripeterle, magari per fornire qualche utile consiglio.


mercoledì 12 giugno 2019

Nove Giugno 2019 - Traversata della Grotta del Mezzogiorno presso il Monte Frasassi

"...la traversata speleologica che dalla Grotta del Mezzogiorno conduce alla Grotta della Beata Vergine; un percorso che di solito effettuo "sopra" passando per il "Foro degli Occhialoni" ed i "Gradoni" e che invece oggi avrò la possibilità di compiere nel sottosuolo per un periplo dentro le viscere del Monte Frasassi."



Partenza dall'ingresso superiore della Grotta del Mezzogiorno (373m) ore 10:50
Arrivo alla Grotta della Beata Vergine di Frasassi ore 15:27
Durata della traversata 4h 37'
Lunghezza tragitto: 4,5 km
Dislivello in salita: 17m
Dislivello in discesa: 150m
Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi su Wikipedia   
Grotte di Frasassi su Wikipedia  


Rilievo topografico (pianta e sezione) della Grotta del Mezzogiorno. Immagine scaricata dal sito http://www.cens.it/grotta-mezzogiorno.html, tutti i diritti sono riservati.


Scheda tecnica (itinerario, descrizione, scheda d'armo) della Grotta del Mezzogiorno. Immagine scaricata dal sito http://www.cens.it/grotta-mezzogiorno.html, tutti i diritti sono riservati.


Percorso:
Partenza dal parcheggio situato poco dopo l'abitato di Pierosara (dopo il ristorante "Da Maria"), si torna indietro di una cinquantina di metri e raggiunta la chiesa del paese si svolta a destra per una carrareccia circondata prima da abitazioni e poi da orti. Dopo pochi metri appare un segnavia con tabella che indica l'inizio del sentiero n.117 (segni bianco-rossi). Il percorso prosegue in leggera salita voltando verso destra in prossimità di un quadrivio: si prosegue diritti seguendo le indicazioni per sentiero n.117 - Foro degli Occhialoni.
Il percorso, in leggera salita, sembra divenire un viale alberato finché la pista non ridiventa un sentiero che scende costeggiando il crinale, raggiungendo poi una piccola piazzola. Si prosegue per il sentiero a mezzacosta lungo il versante Nord-Est del "Monte Frasassi" finché si raggiunge un nuovo bivio: si sale sulla destra ed in pochi minuti si arriva di fronte un grosso anfiteatro roccioso.
Girando in senso orario il basso portale della Grotta del Mezzogiorno è situato sulla sinistra (quasi al centro dell'anfiteatro): è questo il punto d'accesso superiore del sistema carsico Mezzogiorno-Frasassi. E' presente una cancellata (sempre aperta) e in alto sulla destra è presente una targa di marmo dove viene dedicata la scoperta di questa grotta al grande Emilio Comici, "alpinista e speleologo".
La traversata si svolge in una grotta concrezionata seguendo un percorso sempre ben individuabile, con grandi ambienti e pozzi mai difficili e divertenti.
Dall'ingresso si percorre un cunicolo angusto, con alcune strettoie (per la precisione tre) lungo un centinaio di metri. Seguono una risalita lungo un camino (circa 5 metri), uno scivolo di 40 metri, poi a seguire un P38, un P6,un P18, un P25, una risalita lungo uno scivolo (12 metri) ed un P23 finale: l'intero itinerario è armato per calate in doppia su chimici nuovi.
Alla base di quest'ultimo si prosegue lungo una grande galleria con frana e depositi di guano ("Galleria del Guano", molto scivoloso) per circa 350 metri: si attraversano nell'ordine una grande sala dove vive una numerosa colonia di pipistrelli ("Salone dei Pipistrelli"), un'abbassamento della volta ("Condotta Bassa"), fino a raggiungere l'uscita (cancello) che adduce all'androne della "Grotta della Beata Vergine di Frasassi" dove appare subito il "Tempio del Valadier".
Si segue la strada lastricata che scende nella gola di Frasassi per circa 400 metri dove si consiglia di aver preventivamente lasciato  un auto con cui recuperare le altre a Pierosara (sono presenti alcune cannelle con della buonissima acqua!).

Relazione:
Ancora una volta mi ritrovo qui, a Pierosara, pronto ad iniziare la mia ennesima escursione che si svolgerà nel Parco naturale della Gola della Rossa e di Frasassi, pronto a realizzare uno dei sogni che avevo nel cassetto fin dalla mia infanzia. Grazie al Gruppo Speleologico CAI Jesi, del quale faccio parte, oggi compiremo la traversata speleologica che dalla Grotta del Mezzogiorno conduce alla Grotta della Beata Vergine; un percorso che di solito effettuo "sopra" passando per il "Foro degli Occhialoni" ed i "Gradoni" e che invece oggi avrò la possibilità di compiere nel sottosuolo per un periplo dentro le viscere del Monte Frasassi. 
Sono da poco passate le 10:00 di mattina e si preannuncia una giornata calda: non indosso la tuta speleo ovviamente ma con il solo abbigliamento tecnico sudo di già rimanendo fermo all'ombra, non sarà un'avvicinamento "easy"!
Siamo un folto gruppetto di otto persone e già ci siamo organizzati con le auto: alla fine del percorso ci aspettano due automobili che ci riporteranno a Pierosara, rifarsela a piedi non è il massimo!


Un'occhiata verso Est da Pierosara: sulla sinistra il Monte Murano (882m), a destra il Monte Revellone (841m).

Quasi svogliatamente ci mettiamo in marcia in direzione Pierosara e, superata la graziosa chiesetta, prendiamo a destra per una carrareccia che non è altri che l'imbocco del sentiero n.117  del Parco Naturale di Frasassi e Gola della Rossa. Lasciate alle spalle le poche abitazioni poste di fianco alla stradina il sentiero prosegue in leggera salita in direzione dell'obiettivo della giornata: l'enorme anfiteatro di roccia rossastra che caratterizza il lato orientale del Monte Frasassi. 


Il sentiero n.139AG proveniente da San Vittore alle Chiuse.

Tra una chiacchiera e l'altra superiamo quasi senza accorgercene il bivio con il sentiero n.139AG proveniente da San Vittore alle Chiuse ed iniziamo a percorrere il tratto a me tanto caro che mi ricorda un bel viale alberato: questo tratto all'ombra è il benvenuto!


Il "Viale alberato".

Al termine di questo tratto la pista ridiventa un sentiero che scende costeggiando il crinale, raggiungendo poi una piccola piazzola dove sgorga un piccolo torrente: una bella rinfrescata era quello che ci voleva!
Proseguiamo per il sentiero a mezzacosta lungo il versante Nord-Est del "Monte Frasassi" ed in poco tempo, dico finalmente, raggiungiamo un nuovo bivio: salendo sulla destra in pochi minuti si arriva all'ingresso della "Grotta del Mezzogiorno"; procedendo invece sulla sinistra il sentiero risale ripido nel bosco fino al "Foro degli Occhialoni". 


Il bivio con il sentiero che conduce all'ingresso superiore della "Grotta del Mezzogiorno".

A differenza delle volte precedenti oggi svoltiamo a destra e dopo una ripida salita che si svolge per secchi tornanti raggiungiamo l’ampia apertura nella roccia che avevamo "taggato" in precedenza e che si staglia alta di fronte a noi: questo luogo è stato abitato dall'uomo fin dalla preistoria ed i reperti archeologici che sono stati rinvenuti qui sono conservati nel Museo archeologico Nazionale delle Marche, ad Ancona. 
A differenza dell'ultima volta in cui sono stato qui (vedi post del Dieci Dicembre 2016 - "Grotta del Mezzogiorno" e "Foro degli Occhialoni" presso il Monte Frasassinon compio un "giro turistico" ma mi dirigo verso il fresco all'ombra della grossa caverna posizionata alla nostra destra: prima di prepararci alla "vestizione" urge riportare la nostra temperatura a dei valori più consoni rispetto ai 14 gradi che troveremo all'interno della grotta del Mezzogiorno.
Con molta calma e tra una battuta e l'altra indossiamo tuta, imbrago e tutta la "ferraglia" dirigendoci alla nostra sinistra verso il basso portale che caratterizza l'ingresso della Grotta del Mezzogiorno, punto d'accesso superiore del sistema carsico Mezzogiorno-Frasassi. 
Il suo sviluppo è vastissimo ed al suo interno si può ammirare l’opera millenaria dell’acqua che, con violenza, ha scavato immense gallerie orizzontali e sub-orizzontali, oltre a sale e pozzi: il punto di accesso inferiore della grotta è situato nella grotta della "Beata Vergine di Frasassi", proprio alle spalle del Tempio disegnato da Giuseppe Valadier che raggiungeremo al termine del nostra avventura nel sottosuolo.
Prima di oltrepassare la cancellata faccio notare agli altri "colleghi" che in alto sulla destra è presente una targa di marmo dove viene dedicata la scoperta di questa grotta al grande Emilio Comici, "alpinista e speleologo": in molte relazioni questo viene proprio soprannominato ingresso superiore o ingresso "Comici".


La targa in marmo intitolata ad Emilio Comici.

Superato il cancello l'ambiente si "apre" in una grande sala: sono esattamente le 10:50, a che ora usciremo?
La volta si abbassa, sempre di più, e siamo costretti a procedere con il cosiddetto "passo del leopardo", d'altronde siamo nei "cunicoli", un budello lungo un centinaio di metri dove ci si muove strisciando: rimpiango di non indossare ginocchiere e gomitiere e rivolgo imprecazioni contro me stesso per non avere ancora acquistato questi semplici quanto indispensabili protezioni, specie in questo terreno.
Simone, di fronte a me, raggiunge la prima strettoia superandola quasi di slancio: con lo stesso impeto mi getto anch'io nello stretto pertugio rimanendo ovviamente incastrato con le spalle! 
Alessandro, dietro di me, mi suggerisce di entrare con un braccio avanti ed uno indietro: preso dai dolori alle ginocchia dovuti al prolungato "strisciare" mi ero dimenticato questa regola basilare nell'affrontare passaggi particolarmente angusti.
Toh, visto che ci sono mi metto anche a pancia in su!
Con facilità supero le altre due strettoie dei "Cunicoli" e finalmente posso nuovamente rizzarmi in piedi nei pressi della "Sala Nera" chiamata così proprio per il sottile strato di polvere di colore nero che ricopre le concrezioni di questo ambiente e nei successivi dell'intero complesso.


L'attraversamento dei "Cunicoli" ed in particolare delle tre strettoie. Grazie per il video ad Alessandro alias Alex Step By Step.

Giunti al termine di questa sala bisogna effettuare una delle poche risalite (per la precisione due) di questo percorso, che ha tutte le caratteristiche per essere definita una "forra al coperto" vista la morfologia e gli attrezzaggi presenti: cinque metri, già attrezzati con corda fissa, dove volendo può essere utilizzata la sola maniglia vista la sua brevità e non eccessiva pendenza.
Raggiunta la sua sommità i nostri armatori, Alberto ed Emanuele, sono già andati in avanscoperta e stanno attrezzando la prima della lunga serie di discese della traversata: uno scivolo lungo 40 metri opportunamente frazionato in due parti.


Frazionamento, ci si prepara per la calata!

Raggiunta la sua base non c'è tempo di riporre il discensore che dobbiamo affrontare il più profondo dei pozzi della grotta: 38 metri verticali da fare quasi tutto d'un fiato!


La lunga calata del P38.

Al termine di questa lunga discesa si risale una piccola rampa e si percorre poi la "Galleria dell'Organo", una quarantina di metri di percorso quasi rettilineo dove si debbono superare alcune barriere formate dalle concrezioni: guardando verso l'alto se ne notano alcune che assomigliano proprio a delle canne di organo.


Passaggio all'interno della "Galleria dell'Organo".

Giunti alla fine di questa condotta, risalita una frana, facciamo il nostro ingresso nella "Sala Azzurra", la più vasta ed imponente del complesso, che forse deve il suo nome al colore che la pietra assume quando illuminata. 

Le belle concrezioni della "Sala Azzurra".

Raggiunto l'acme di questo ammasso detritico decidiamo che è giunto il tempo di rifiatare concedendoci una breve pausa ristoratrice. 


La traversata integrale della "Galleria dell'Organo".

La parete di fronte a noi è ricca di scritte lasciate da chi ci ha preceduto, alcune risalenti addirittura a più di mezzo secolo fa e vergate con il carburo, utilizzato fino a pochi anni fa per l'illuminazione prima dell'avvento delle lampade a led.


"...scritte lasciate da chi ci ha preceduto."

Emanuele ha una cassa bluetooth pronta all'uso: "Chi ha della buona musica?" chiede.
Io da buon "tradizionalista" preferisco avere con me musica in abbondanza offline sul mio smartphone invece che usufruire dei numerosi servizi online, d'altronde quando non c'è connessione, come in questo caso, non voglio rimanere a piedi!
"Ragazzi, ho 16 GByte di musica nella memoria del mio telefono!"
Dopo una breve scansione della musica presente decido che la musica adatta a questi momenti possa essere quella dei Pink Floyd ed al loro album "Wish You Were Here": scelta stra-apprezzata da tutti!
Dopo pochi minuti riprendiamo il cammino, stavolta in discesa e con in sottofondo "Shine Your Crazy Diamond", tenendoci sulla parete sinistra raggiungendo dopo pochi metri un breve salto di 6 metri il cui attrezzaggio avviene velocemente così come il suo superamento: l'antipasto per il famoso "Pozzo Elicoidale", 18 metri di passaggi verticali che definire contorti è poco.
Quando io ed Emanuele andiamo fuori portata il sottofondo musicale si interrompe: una scusa per cambiare playlist e passare a "Sirius" e ad "Eye in the Sky " degli Alan Parsons Project, anche questa scelta gradita! 
Dai, potrei avere una carriera come DJ!
Andiamo con ordine però, dopo il salto di 6 metri si supera un piccolo dosso e scesi ancora di un paio di metri si incontra una galleria che risale sulla destra che ovviamente non seguiamo: l'imbocco del Pozzo Elicoidale infatti è proprio sotto di noi ed è talmente stretto che sarebbe impossibile cadervi dentro.
La calata al suo interno è spettacolare e dopo una prima parte su roccia liscia (prendere il pozzo sulla destra!) avviene pressoché nel vuoto.
Terminata questa discesa, percorsi alcuni metri rettilineamente, raggiungiamo forse il punto più spettacolare della traversata ossia la cosiddetta "Finestra", un balconcino naturale che si affaccia su una calata nel vuoto di 25 metri sulla "Sala Massi".



Breve sequenza fotografica della calata dal "Pozzo della Finestra".

Troppo bello calarsi pensando a regolare la sola velocità tramite il discensore (bello caldo alla fine di questa discesa!) e a nient'altro!


La calata nel vuoto del P25 o "Pozzo della Finestra".

Altra pausa, stavolta per condividere più che altro le nostre emozioni dopo questa magnifica discesa e configurare nuovamente la cassa bluetooth di Emanuele con il mio smartphone e cambiare playlist e genere passando a Personal Jesus dei Depeche Mode: che lo "scazzo" abbia inizio!


"Scazzo" in corso, peccato non si senta l'audio!

Dopo questi momenti goliardici riprendiamo la marcia lungo un terreno franoso (da qui il nome "Sala Massi") in discesa giungendo al termine di questo ambiente.
Dove si prosegue?
Il passaggio è posizionato in alto, sulla destra ed è una stretta fessura che divide una sala dall'altra.
Stavolta non ho problemi di sorta e con una piccola torsione del busto passo dall'altra parte velocemente e senza problemi. A qualcuno è andata peggio ma tra una imprecazione e l'altra ("Guarda te sta maniglia, mi si vuole infilare nel beep! Porca beep! Mannaggia beep!") riusciamo, accompagnati da grosse risate, nel nostro intento.
Dopo pochi passi raggiungiamo la seconda ed ultima risalita della traversata, uno scivolo lungo una dozzina di metri, anch'esso attrezzato, più pendente del precedente ma ricco di numerosi appoggi/appigli: vediamo se riesco ad arrampicare!
A dispetto della scarsissima aderenza il gioco funziona e sono costretto ad agganciare la maniglia solo nei pressi del frazionamento dove un paio di metri di roccia liscia e viscida non offrono alternative.
Neanche il tempo di rifiatare e siamo sopra l'ultimo pozzo della traversata, il "Camino 3B" alto 23 metri, anche questo molto verticale ed in alcuni tratti nel vuoto: anche questo divertente!
Giunti alla base proseguiamo lungo una grande galleria piena di detriti e con grandi depositi di guano (tratti molto scivolosi!) per circa 350 metri. 
Oltrepassato il "Salone dei Pipistrelli", popolato da una numerosa colonia di questi mammiferi, la volta si abbassa ("Condotta Bassa") per rialzarsi nei pressi della cancellata (aperta) che adduce all'ingresso inferiore o della "Beata Vergine di Frasassi" dove questa entusiasmante avventura giunge al suo termine alle ore 15:27.


Il "Tempio del Valadier" posto all'ingresso della "Grotta della Beata Vergine".

I compagni di avventura, in ordine rigorosamente alfabetico: Alberto, Alessandro, Francesco, Gianluca, Jessica, Emanuele, Sabrina, Simone. 
Grazie di tutto e alla prossima ragazzi!






domenica 7 aprile 2019

Sedici Febbraio 2019 - Corno Piccolo del Gran Sasso con salita per il Canale Sivitilli e discesa per la Via del Canalone

"Un ascesa alpinistica dal sapore antico, seguendo le gesta del fondatore o meglio del Capo degli "Aquilotti del Gran Sasso", il Dott. Ernesto Sivitilli. Un'invernale svolta in un ambiente selvaggio e desolato, salendo per il canale che ora porta il suo nome."



Partenza da Prati di Tivo (1450m) ore 8:04 
Rientro a Prati di Tivo ore 19:03 
Durata escursione 10h 59' (pause merenda di 21' sulla Prima Spalla del Corno Piccolo)
Tempo di marcia: 10h 38'
Lunghezza tragitto: 5,6 km circa
Grado di difficoltà: Ascesa per il Canale Sivitilli (PD+, 40°/45°, tratto a 50°/55°) - Discesa per la Via del Canalone (PD/PD+, 40°/45°)
Dislivello in salita: 1225m 
Dislivello in discesa: 1228m 
Vette raggiunte: 2585m Prima Spalla del Corno Piccolo del Gran Sasso, 2655m Corno Piccolo del Gran Sasso
Quota massima: 2655m Corno Piccolo del Gran Sasso
Gran Sasso su Wikipedia
Corno Piccolo su Wikipedia



Marcato in azzurro il percorso su traccia GPS registrata durante l'escursione.






Percorso:
Partenza da Prati di Tivo (1450m) salendo lungo le piste da sci in direzione della prima Spalla del Corno Piccolo. Raggiunta la stazione dell'ultima seggiovia in direzione monte (ora dismessa), in prossimità di un casottino in legno, si prosegue risalendo i pendii sottostanti l'evidente "V" formata dai canali della Via del Canalone (a sinistra fronte salita) ed il Canale Sivitilli (a destra fronte salita). Alternativamente si può salire in cabinovia fino alla "Madonnina" e da lì percorrere il sentiero "Ventricini" fino all'imbocco del canale.
Raggiunto quest'ultimo si prende il canale sulla destra (Sivitilli) risalendolo con pendenze intorno ai 45°. Superata una strettoia si raggiunge una biforcazione: prendendo a destra si raggiunge direttamente la prima Spalla del Corno Piccolo (tratto a 55°, in caso di scarso innevamento passaggi su roccia); piegando a sinistra si esce con pendenze meno forti (pendenza intono ai 50°).
Arrivati sulla cresta sommitale nei pressi della prima Spalla (2585m), dove si incrocia la via Normale del Corno Piccolo, si raggiunge la vetta di quest'ultimo (2655m) seguendo la larga cresta fino alla croce, ben visibile. Per la discesa, una volta giunti nuovamente sulla prima Spalla,  ci si tiene pochi metri più a destra rispetto all'uscita del Canale Sivitilli procedendo, faccia a valle, con ampi tornanti in direzione del canale (Via del Canalone) che va pian piano delineandosi. 


Marcato in rosso il percorso seguito a destra (Canale Sivitilli) per la salita e a sinistra (Via del Canalone) per la discesa.

Quando la pendenza inizia ad essere nuovamente importante (intorno ai 45°) si disarrampica faccia a monte, cercando di rimanere sulla sinistra, evitando delle affioranti formazioni rocciose. Superato nuovamente il grosso sperone roccioso che separa la  Via del Canalone dal Canale Sivitilli ci si ricongiunge con il percorso seguito per la salita fino a Prati d Tivo.





Relazione:
La nostra ascesa prosegue, speditamente, a dispetto delle non buone condizioni della neve riusciamo a tenere un buon ritmo. 


Poco sopra l'ultimo impianto di risalita di Prati di Tivo, dove salire per arrivare all'imbocco del canale? Grazie della foto a Edoardo.

E' già da un po' che le nostre piccozze sono indispensabili per la prosecuzione del nostro cammino, precisamente abbiamo iniziato ad usarle subito dopo aver lasciato l'ultimo casottino in legno degli impianti sciistici di Prati di Tivo: lì c'eravamo legati in conserva corta e dopo un veloce spuntino avevamo aperto le danze... 


La pendenza è fin da subito accentuata. Grazie della foto ad Andrea.

Piccola parentesi storico-alpinistica

Da "Il Corno Piccolo" - Officine Grafiche Vecchioni - Aquila - Edizione del 1930 (VIII) - Pagine 55, 56 e 57 scritto dal Dott. Ernesto Sivitilli, Capo degli Aquilotti del Gran Sasso

"... chi sale dai Prati di Tivo può scegliere due strade; se è diretto al Camino di Mezzo prenda l'infossatura della destra orografica a lato di un colle erboso (Colle dell'Asino) e rivolgendosi su ottimo terreno a termine dell'infossatura piegare un po' a sinistra e approfittare dei canalini rocciosi sino a giungere alla depressione orizzontale che segna il confine tra la zona delle erbe e quella delle rocce. Se si è diretti invece alla Via Abbate-Acitelli o alla Via del Canalone prendere l'infossatura della sinistra orografica e nella sua parte intermedia, alla biforcazione, proseguire per il ramo della propria destra che in breve conduce agli attacchi.

Via Abbate Acitelli.

Ha comune l'attacco con la via del Canalone. E' essa stessa un canale. L'Abbate e altri relatori sono incorsi in errore parlando di congiunzione in alto dei due canali. Il solo punto di congiunzione è quello dell'attacco, svolgendosi di poi ognuno per proprio conto in linee affatto divergenti in modo da formare un magnifico V. L'attacco è dato dall'imbocco di un profondo canalone. Massi qua e là. Dopo pochi metri si ha la biforcazione; proseguire sulla propria sinistra. (...)

Via del Canalone

Imbocco comune col precedente del quale è più difficoltoso."



Itinerari della Parete Settentrionale del Corno Piccolo del Gran Sasso.  Immagine presa da "Il Corno Piccolo" - Officine Grafiche Vecchioni - Aquila - Edizione del 1930 (VIII) - Pagine 55, 56 e 57 scritto dal Dott. Ernesto Sivitilli, Capo degli Aquilotti del Gran Sasso. Immagine coperta da copyright, i diritti sono di proprietà degli autori.

Dopo aver letto le parole del Dott. Sivitilli ed averne osservato attentamente lo schizzo bisogna fare una precisazione riguardo la nomenclatura delle vie del Corno Piccolo del Gran Sasso d'Italia. Quando il nostro ed i suoi Aquilotti scorrazzavano per il Gran Sasso contribuendo alla sua esplorazione aprendo nuovi sentieri e percorsi, altri nomi erano già stati assegnati alle vie di cui parleremo in questa relazione. In dettaglio la via che oggi viene chiamata "Via del Canalone" era la "Via Abbate-Acitelli" mentre la via che oggi viene nominata come "Canale Sivitilli" era la "Via del Canalone". Ovviamente questo è stato fatto dopo la morte del Dott. Sivitilli in onore delle sue imprese alpinistiche sul Gran Sasso.


La prima spalla a sinistra e la vetta del Corno Piccolo al centro: il nostro percorso si svolgerà sempre in ombra. Grazie della foto a Edoardo.

Sfortunatamente non sono in possesso di una copia originale del libro sopracitato, bensì dell'edizione anastatica pubblicata nell'estate del 2013 dalla casa editrice Ricerche & Redazioni di Teramo, per la cura della storica Lina Ranalli. Come avrete capito dagli estratti ripresi in precedenza, questo volume rappresenta la prima guida alpinistica del Corno Piccolo del Gran Sasso, oltretutto scritta da una figura "leggendaria" della montagna teramana, Ernesto Sivitilli, Capo degli "Aquilotti del Gran Sasso".
"Queste modeste e brevi note – scrive Sivitilli nella sua introduzione al volume nel 1930 – frutto della mia lunga conoscenza ed amicizia col Gran Sasso in genere, vogliono essere solo un atto d’Amore e di Fede: d’amore per quel meraviglioso gioiello d’architettura naturale che è il Corno Piccolo – di fede per lo sviluppo dell’alpinismo su di esso. (…) Il Corno Piccolo, al pari di ogni altra vetta ha il facile e il difficile, ma più di tutte le altre vette ha un fascino – speciale, stregante – che spinge a tornarci dopo esserci stati una volta. (…) Alla forte Sezione Aquilana del C.A.I., editrice del lavoro, va poi la mia riconoscenza sentita e fraterna".

Inserisco qui di seguito il link alla pagina della casa editrice Ricerche & Redazioni di Teramo dove poter ordinare il volume:
ERNESTO SIVITILLI
IL CORNO PICCOLO 
Gruppo del Gran Sasso d'Italia
a cura di Lina Ranalli 

Per chi volesse saperne di più sugli "Aquilotti del Gran Sasso" tramite il link seguente al sito dell'Associazione Alpinisti del Gran Sasso è possibile scaricare un ottimo volumetto in pdf dove sono raccontate sinteticamente le loro imprese:
Gli Aquilotti del Gran Sasso

Riguardo la figura del Dott. Sivitilli, sempre dallo stesso sito è possibile scaricare una sua biografia:
Ernesto Sivitilli

P.S. Per non generare confusione nel proseguo di questa relazione verranno utilizzati i nomi attuali delle vie.

Chiusa parentesi storico-alpinistica

Poco sotto lo sperone roccioso, ovviamente saliamo verso destra in direzione del Canale Sivitilli. Grazie della foto a Edoardo.

Ora siamo nel bel mezzo dell'ascesa del Canale Sivitilli, sul Corno Piccolo del Gran Sasso, e l'avvicinamento come dicevo non è stato fra i più semplici: la pendenza è stata fin da subito molto accentuata e non c'è stato alcun momento di tregua. 


Andrea, primo di cordata, in arrampicata all'interno del Canale Sivitilli.

A dispetto del dislivello già superato non riusciamo a trovare un punto dove poter rifiatare in maniera confortevole. I nostri polpacci è già da un po' di tempo che reclamano e lo faranno fino a sera...
Andrea è davanti e prosegue stoicamente: rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca...
Pendenza media intono ai 45°, ne avremo per un'altra ora abbondante!
"Andrea, vuoi il cambio?
Tranquillo Giallu, per il momento non ci sono problemi!"
Siamo in perfetta solitudine, due cordate, quattro persone in tutto: in testa Andrea ed io, a seguire Edoardo e Diego. Amici di vecchie escursioni i primi due (vedi post del Tredici Maggio 2018 - Monte Amaro dal rifugio Pomilio per i Tre Portoni - parzialmente Invernale), collega di corso al CAI l'ultimo.


All'interno del Canale Sivitilli, Prati di Tivo lontana sullo sfondo.

Iniziano a sorgere i primi dubbi: abbiamo anticipato troppo i tempi? Magari dovevamo aspettare ancora un po' prima di affrontare questo canale esposto a Nord per avere delle migliori condizioni della neve?
Intanto proseguiamo, poi si vedrà, meglio non pensarci, meglio affrontare una questione alla volta...
Ormai è assodato che potremo tirare il fiato non prima di aver raggiunto la prima spalla del Corno Piccolo ed è per questa ragione che i miei occhi si posano spesso sull'altimetro del mio GPS: cerco di far passare più tempo possibile tra una occhiata e l'altra ma la tentazione è troppo forte e mi ritrovo spesso ad enunciare ai miei compagni, in "ansia" quanto me, la quota che sembra non salire mai quanto vorremmo!
Il sole qui non arriva, siamo in ombra, però il freddo in questa fase sembra non infastidirci più di tanto: i nostri arti pompano, la "macchina" è calda e per il momento non invidio più di tanto le persone che vedo in lontananza a Prati di Tivo ora completamente baciata dal sole.
Questi fugaci pensieri riescono a distrarmi dal guardare l'altimetro, solo per pochi istanti però: dopo un po' infatti mi ritrovo nuovamente a leggere a voce alta la quota... rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca...
Una novità giunge però a rompere questa consolidata monotonia, dopo aver superato una strettoia il canale si dirama in due: l'altimetro mi conferma che siamo a meno di una cinquantina di metri di dislivello dal luogo dove potremmo finalmente proseguire con le sole gambe.

Da "Il Corno Piccolo" - Officine Grafiche Vecchioni - Aquila - Edizione del 1930 (VIII) - Pagina 57 scritto dal Dott. Ernesto Sivitilli, Capo degli Aquilotti del Gran Sasso

"... dopo di che il canalone subisce due inflessioni che si possono tenere entrambe: quella di destra è data da un canalino ripido che sbocca proprio dove ha inizio la curva della gobba della cresta Ovest, l'altra più facile, obliqua a sinistra e dopo poco si annulla sulla parte libera della parete."

Neanche a farlo apposta (oppure si...) teniamo la destra, preparandoci ad affrontare l'acme di questa ascesa, dove la pendenza raggiungerà i 55° abbondanti!
Non chiedo più ad Andrea se vuole il cambio, è stato in testa per tutto il canale ed è giusto che porti a termine lui quanto iniziato ormai parecchie ore fa: sono piccole grandi soddisfazioni anche queste.
Intanto la luminosità aumenta e ciò, a dispetto dei passaggi che non sono proprio agevoli a causa della neve molle su questo tratto divenuto di misto, ci fornisce la forza ed il coraggio necessari per proseguire.
Anche volendo qui non c'è alcun modo per fare sicura, le pietre scaldate dal sole rendono la neve inconsistente ed è per mezzo di alcune prese su roccia se riusciamo a superare, tenendoci sulla sinistra, questo tratto. 
Ormai è fatta, solo pochi metri ci separano dalla prima Spalla del Corno Piccolo del Gran Sasso, alla ragguardevole quota di 2585m, che raggiungiamo quasi gattonando!


A pochi passi dalla prima Spalla! Grazie della foto ad Andrea.

Lo scenario è mutato completamente e dai colori freddi della penombra siamo passati a quelli di tonalità più calda gentilmente offerti dal sole: non ero mai stato qui in condizioni invernali ed il panorama che ci circonda è difficile da descrivere con le parole.


La vetta del Corno Piccolo (2655m) vista dalla prima Spalla.

A parte noi e un paio di sci-alpinisti, che hanno seguito la nostra traccia, non c'è anima viva, qui non c'è l'affollamento tipico della più facile ed accessibile Vetta Occidentale del Corno Grande: è un privilegio per noi essere qua a contemplare questo spettacolo!


Panoramica video dalla prima Spalla del Corno Piccolo (2585m).

Finalmente possiamo rifiatare e ricaricarci di energia, ne abbiamo proprio bisogno!
Raggiungere la vetta del Corno Piccolo, dopo quanto affrontato, è quasi una formalità che possiamo disbrigare con tutta calma, questo è il momento in cui dobbiamo raccogliere i frutti degli sforzi sin qui sostenuti per raggiungere questo luogo.

In primo piano i segni che indicano la Via Normale al Corno Piccolo sulla prima Spalla. Sullo sfondo l'imponente cresta Occidentale del Corno Grande del Gran Sasso. Grazie della foto a Edoardo.

Intanto il tempo passa, ora troppo velocemente, prima, durante l'ascesa, troppo lentamente.
Dopo esserci slegati quasi svogliatamente ripristiniamo la catena di sicurezza e con tutta calma ci dirigiamo verso la vetta del Corno Piccolo.
Come dicevo i passaggi sono molto semplici ed i pochi minuti raggiungiamo la croce di vetta: Corno Piccolo in condizioni invernali, la nostra prima volta! 


Corno Piccolo, 2655m! Che te ridi!? Grazie della foto ad Andrea.

Selfie di vetta! Da sinistra, in senso orario, Andrea, Gianluca, Diego ed Edoardo. Grazie della foto ad Andrea.

Complici le fantastiche condizioni meteorologiche il nostro sguardo spazia in ogni dove ed in particolare mi soffermo ad osservare il rifugio "Franchetti", distante poco più di un centinaio di metri sotto di noi.
Quasi aggrappato sopra uno sperone roccioso che domina il vallone delle Cornacchie fra le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo del Gran Sasso, il rifugio è pronto ad accogliere i rari ed esperti visitatori di questo periodo (è aperto solo il suo locale invernale), ma più che altro sembra essere in attesa della fine di questo strano inverno.


Il rifugio "Franchetti" (2433m).

Mi volto verso la vetta Occidentale del Corno Grande, forse le condizioni della neve per l'ascesa lì sarebbero state migliori essendo la maggior parte delle vie esposte a Sud: ormai siamo qui, inutile pensare ad altro, conviene iniziare a concentrarsi sull'imminente discesa.


Dalla vetta del Corno Piccolo guardando verso Nord-Ovest il Pizzo Intermesoli si staglia in tutta la sua bellezza (vetta Settentrionale 2483m, vetta Meridionale (2635m); più in basso, al centro, il Picco Pio XI (2282m); sullo sfondo il Monte Corvo (vetta principale 2623m, vetta Occidentale 2533m).

Il Corno Grande del Gran Sasso, da sinistra verso destra: Vetta Orientale (2903m), Vetta Centrale (2893m), Torrione Cambi (2875m), Vetta Occidentale (2912m).

A tal proposito non riesco ad essere tranquillo, lo sforzo sinora sostenuto è stato intenso ma ho ancora considerevoli riserve di energia, quello che mi preoccupa però sono le condizioni del canale che percorreremo in discesa ossia la cosiddetta Via del Canalone.


Diego ed Edoardo mentre scendono dalla vetta del Corno Piccolo. In primo piano il Picco Pio XI (2282m), sullo sfondo parte della vetta Settentrionale del Pizzo Intermesoli (2483m) ed il Monte Corvo (vetta principale 2623m, vetta Occidentale 2533m).

Dovrebbe essere meno pendente rispetto al Canale Sivitilli percorso in salita ma se le condizioni della neve sono le medesime non ci sarà da stare allegri, specie se bisognerà scendere faccia a monte.
Poco prima di raggiungere la prima spalla del Corno Piccolo svoltiamo a destra, iniziando a scendere per l'ampio pendio che sovrasta il canale per il quale scenderemo: dopo questi bei momenti trascorsi riscaldati e confortati dal calore sole è tempo di ritornare nuovamente nell'oscurità...
All'inizio la pendenza non è eccessiva e questo ci permette di proseguire faccia a valle disegnando degli ampi tornanti ma la nostra euforia termina in breve tempo: quando l'ampio pendio inizia a restringersi divenendo un canale accentua la sua pendenza che si va ad assestare  intorno ai 40°-45°ed è qui che inizia il nostro lungo "calvario".
Siamo nel primo pomeriggio e benché sia pieno inverno è stata una giornata mite, ne consegue che troviamo della neve in condizioni ancora peggiori di quelle della mattina sul Canale Sivitilli. La tenuta è sempre al limite ed ogni gesto deve essere sempre ben misurato: rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca... con la differenza non proprio banale che ora stiamo scendendo!


Io ed Andrea disarrampicando lungo la Via del Canalone: ne avremo per un bel po'! Grazie della foto a Edoardo.

La nostra discesa prosegue, lentamente ma prosegue finché non giungiamo, all'incirca a metà del canale, in un punto in cui la roccia si scopre...

Da "Il Corno Piccolo" - Officine Grafiche Vecchioni - Aquila - Edizione del 1930 (VIII) - Pagina 56 scritto dal Dott. Ernesto Sivitilli, Capo degli Aquilotti del Gran Sasso

"Nel tratto inferiore e verso la metà del canale è consigliabile uscire su parete sinistra per evitare i difficili sbarramenti. Nella parte superiore in genere si può proseguire sempre sul fondo, superando facilmente qualche salto, sino a uscire in alto su parete libera."

Diego ed Edoardo, che sono avanti, ci avvertono delle mutate condizioni; dall'alto io e Andrea urliamo loro di compiere un piccolo traverso sulla sinistra dove ci sembra si torni alla normalità, ossia neve e non misto.
Continuiamo a scendere raggiungendo i nostri compagni che, superati questi affioramenti rocciosi traversando effettivamente sulla sinistra, stanno riprendendo la discesa.
Superato anche da parte nostra questo tratto di traverso continuiamo con la nostra disarrampicata: in alcuni punti provo a scendere faccia a valle ma ancora non ci siamo, la pendenza è ancora troppo elevata.
Intanto il tempo scorre e la luce inizia a calare, sempre di più, mentre la nostra quota sembra rimanere sempre la medesima.
Lo sforzo fisico inizia a farsi sentire, Andrea inizia a patire il freddo ad un piede, il ritmo che riusciamo a tenere però non cambia: più accelero e più l'aderenza diviene precaria. A sfavore mio e di Andrea gioca la nostra stazza fisica, al contrario Diego ed Edoardo, essendo più leggeri, riescono ad essere più veloci ed è così che piano piano iniziano ad allungare su di noi...rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca...
Dopo tre ore di lunga disarrampicata raggiungiamo l'imbocco del canale ma la musica non cambia, Diego ed Edoardo avanti a noi ormai di un paio di centinaia di metri abbondanti sono ancora faccia a monte...
Ancora non è finita...
...rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca...
Ogni tanto mi volto verso Prato di Tivo, ancora lontana da noi, e a differenza di stamattina invidio immensamente i pochi sciatori rimasti che stanno svolgendo la loro ultima sciata della giornata...
...rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca, rampone, rampone, picca, picca...
Finalmente la tortura ha termine e raggiungiamo un punto in cui possiamo proseguire faccia a valle. I muscoli e le articolazioni gemono ma manca ancora parecchio per arrivare alle nostre auto quindi stringiamo i denti ed andiamo avanti.



Dai Andrea, siamo quasi alla fine!

Il sole intanto sta calando dietro le montagne ad occidente regalandoci degli scorci incredibili e ovviamente noi ogni tanto ci fermiamo per ammirare cotanta bellezza, oltre che per riprendere fiato. 


Un tramonto fiabesco! Grazie della foto ad Andrea.

Come mi accade spesso in queste circostanze riesco a pescare ancora qualcosa nella mia riserva di energia, sia fisica che mentale, e, grazie a questo, riesco a mantenere un buon ritmo individuando altresì un percorso migliore rispetto a quello della salita che ci farà risparmiare distanza, punti ripidi (non voglio più procedere faccia a monte!) e quindi fatica!


La luna è sorta già da un po'.

Nei pressi del già citato casottino in legno raggiungiamo i nostri compagni, qui finalmente possiamo riporre le corde e le piccozze nei nostri zaini: la parte difficile della nostra avventura è conclusa! Dopo una breve pausa ci rimettiamo in marcia alla luce delle nostre frontali, procedendo lungo il bordo delle piste da sci che ci accompagneranno dove tutto è iniziato stamattina.


Il Corno Piccolo in versione notturna, senza cavalletto questo è il massimo che sono riuscito ad ottenere.

Giunti alle nostre auto possiamo finalmente staccare la spina. E' stata una bella quanto spossante esperienza, il Corno Piccolo del Gran Sasso in inverno non è per nulla facile da raggiungere: come si evince dai dati a dispetto di una breve distanza percorsa, meno di 6 chilometri fra andata e ritorno, il dislivello è stato considerevole con i suoi 1200 metri abbondanti; aggiungiamo anche che la neve non era nelle migliori condizioni ed i giochi sono fatti.
La prossima volta, perché ce ne sarà sicuramente un'altra, saliremo in tarda primavera, magari per il Canale di Mezzo stavolta, per la discesa però opteremo per la più facile Via Normale oppure per la Via "Danesi" con una obbligatoria tappa al rifugio "Franchetti"!


Galleria foto e video in preparazione.