Ciao, sono Gianluca, un innamorato delle proprie passioni. L'avventura è il tema portante, intesa come distacco dalla realtà quotidiana, per immergersi in un contesto dove l'istinto predomina sulla razionalità; intesa come scoperta della verticalità, nel sentirsi completi quando si va sempre più su, sfidando le proprie paure ma contemplando l'abisso. In questo spazio sono condivise le mie esperienze, magari per invogliare qualcuno a ripeterle, magari per fornire qualche utile consiglio.


martedì 26 giugno 2018

Cima Lepri, Pizzo di Moscio, Monte Pelone Meridionale, Monte Spaccato da San Martino con salita per Peschio Palombo e discesa per Selva Grande

"(...) Godiamo di questi momenti e del panorama che possiamo ammirare: siamo praticamente al centro dell'Appennino e da qui, grazie anche ad una limpidezza del cielo che non ricordavo da tempo, si riescono a vedere tutti i principali gruppi montuosi che lo compongono. I Sibillini, il Terminillo, il Sirente, tutto il Gran Sasso dal Monte Corvo fino al Monte Camicia ed il mare, vicino come non mai! (...)"



Ventiquattro Giugno 2018
Partenza dalla Chiesa di San Martino (1150m) ore 7:04 
Rientro alla Chiesa di San Martino ore 17:59 
Durata escursione 10h 55' (pause merenda di 28' sulla vetta della Cima Lepri, di 25' poco sotto la Sella della Solagna e di 19' sulle rive del Fosso di San Martino)
Tempo di marcia: 9h 43'
Lunghezza tragitto: 25,4 km circa
Grado di difficoltà: EE
Dislivello in salita: 2135m 
Dislivello in discesa: 2109m 
Vette raggiunte: 2445m Cima Lepri, 2411m Pizzo di Moscio, 2259m Monte Pelone Meridionale, 2283m Monte Spaccato
Quota massima: 2445m Cima Lepri
Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga su Wikipedia
Monti della Laga su Wikipedia
Cima Lepri su Wikipedia
Monte Gorzano su Wikipedia 
Amatrice su Wikipedia


"Possa il vostro cammino essere tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso e portarvi al panorama più spettacolare."
(Edward Abbey)



Marcato in azzurro il percorso su traccia GPS registrata durante l'escursione.





Percorso:

Partenza dalla Chiesa di San Martino (1150m), ad Amatrice, purtroppo quasi demolita dal sisma del 2016, (bivio con segnavia) seguendo il Sentiero Italia (n.300, segni bianco-rossi) lungo una strada sterrata, giungendo dopo pochi minuti ad una nuovo bivio dove si svolta a destra seguendo le indicazioni per il sentiero n.370, in direzione Croce di Voceto (dopo pochi metri non ci sono più segni bianco-rossi). Si sale sul Monticello (1522m), si ridiscende e poi si risale per Colle San Giovanni (1620m) e si continua tenendosi sulla sinistra rispetto alla cresta di Peschio Palombo, oltrepassando la Sorgente del Moro più in basso (1677m). 
In corrispondenza di un grosso omino di pietra riprendono i segni a terra e sugli alberi che conducono direttamente sul filo di cresta dopo un percorso in mezzo al bosco.
Da qui fino alla sella Piè di Lepre (2159m) si segue la cresta e non ci sono più segni. Raggiunta la vetta di Cima Lepri (2445m, croce metallica, segnavia) si prosegue verso Sud-Est (sentiero 301) scendendo e poi risalendo fino alla vetta del Pizzo di Moscio (2411m, croce metallica, edicola con Madonnina, segnavia) dalla quale si scende in direzione della Sella della Solagna (2221m). Si prosegue in cresta raggiungendo la vetta del Monte Pelone Meridionale (sono presenti due omini di pietra indicanti la vetta distanziati l'uno dall'altro circa duecento metri): si ridiscende per una sella e si risale poi tenendosi sulla destra, leggermente sotto il filo di cresta (erbosa), raggiungendo poi la vetta del Monte Spaccato (2283m, grosso omino di pietra senza alcuna scritta).
Per il ritorno si è percorsa stavolta la cresta (segni bianco-rossi ed omini di pietra) e per raggiungere nuovamente la Sella della Solagna si è proseguito seguendo paletti e segni che aggirano ad Est il Monte Pelone Meridionale.
Dalla sella si inizia a scendere seguendo un evidente sentiero segnato che segue il Fosso di Selva Grande (sentiero 337, segni bianco-rossi); passati i ruderi dello stazzo di Padula si continua a scendere fino ad attraversare il Fosso Pelone.
Si sale a mezzacosta e poi si ridiscende fino ad attraversare il Fosso della Pacina. Si risale nuovamente raggiungendo la cima erbosa di Balzi delle Classette (1803m) dalla quale ci si infila nuovamente nel bosco giungendo nei pressi di un bivio con segnavia dove si svolta a destra lasciando il sentiero 337 e prendendo nuovamente il sentiero Italia (n.300). Si attraversano nell'ordine il fosso di Gorzano, il Fosso di Selva Grande (1522m), il Fosso della Solagna, il Fosso della Corva (1555m), il fosso di Ciufficolle seguendo una serie di interminabili saliscendi. Si scende finalmente di quota nei pressi del Fosso di San Martino (1341m) dove il sentiero continuerà in costante discesa fino alla Chiesa di San Martino (1150m).





Relazione:
Dopo l'ultima uscita dal versante laziale dei Monti della Laga (vedi post Monte Le Vene, Macera della Morte, Pizzitello, Monte di Mezzo del Sevo, Pizzo di Sevo da Macchie Piane) ci ritroviamo nuovamente ad Amatrice, stavolta però il punto di partenza non sarà la località Macchie Piane bensì la graziosa chiesetta di San Martino visto che le mete dell'escursione odierna sono posizionate più a Sud.
La fiducia nei nostri mezzi così come l'ambizione non mancano e quello che abbiamo in mente per questa giornata, che si prospetta magnifica, è salire sulla vetta di Cima Lepri (la seconda per altezza dei Monti della Laga con i suoi 2445m) passando per la ripida cresta di Peschio Palombo, da lì raggiungere il Pizzo di Moscio (2411m), scendere sulla Sella della Solagna (2221m), risalire sulla vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m), scendere e risalire fino al Monte Spaccato (2283m), tornare alla Sella della Solagna e da lì scendere per la Selva Grande giungendo nuovamente alla Chiesa di San Martino. Un giro ad anello con distanza superiore ai 20Km e dislivelli intorno ai 1500m, questo sulla carta: come andrà oggi? Come risponderà la "macchina"? Solo provando lo scopriremo...
Dopo circa due ore di macchina, poco prima delle 7:00, io e l'inossidabile Mirko raggiungiamo la Chiesa di San Martino, poco fuori Amatrice: tutta puntellata, con la facciata completamente distrutta... chissà per quanto tempo ancora dovremmo fare i conti con quello che il sisma del 2016 ci ha lasciato...


Il bivio con segnavia posto proprio vicino alla Chiesa di San Martino: non ho fatto di proposito alcuna fotografia alla chiesetta semidistrutta dal sisma del 2016.

Cacciamo via questi brutti pensieri e concentriamoci nella preparazione del materiale, magari volgendo lo sguardo verso Est, all'imponente cresta che a breve percorreremo.
Dopo pochi minuti siamo pronti ed attivato il GPS iniziamo questa nuova avventura seguendo l'invitante carrareccia che si apre strada tra gli alberi di fronte a noi.
E' un ottimo riscaldamento questo visto che la stradina procede il leggera e costante salita, giusto il tempo di "rompere il fiato" e giungere dopo pochi minuti nei pressi di un bivio con annessa tabella segnaletica: qui abbandoniamo il Sentiero Italia che prosegue sulla destra ed iniziamo a salire a mezzacosta prima e di petto poi verso la sommità del Monticello (1522m).


Nei pressi del bivio dove abbandoneremo il sentiero Italia.

I muscoli pompano, la stanchezza è ancora lungi dal farsi sentire e il Peschio Palombo, che appare nuovamente di fronte a noi (dopo essere stato celato dal Monticello), incentiva ulteriormente il nostro andare: certo che da qui sembra proprio inespugnabile, ci sono strapiombi veramente impressionanti, dove passeremo?


Poco sopra di il Monticello, la cresta di Peschio Palombo si mostra nuovamente.

E' già da un po' che non vediamo più segni bianco-rossi, ma il percorso è talmente ovvio che proseguiamo senza esitazione in direzione Nord, sul lato sinistro della grossa cresta rocciosa che a breve affronteremo, scendendo e risalendo verso la cima di Colle San Giovanni (1620m, omino di pietre). 


Ai piedi di Peschio Palombo: dove si sale?

La nostra ascesa continua, il Pizzo di Sevo si erge maestoso di fronte a noi e voltandoci a sinistra, guardando verso il basso, ci accorgiamo di aver superato la Sorgente del Moro dove ci sono parecchie mucche al pascolo: ecco da dove proveniva quel gradevole odorino che sentivamo già da un po'...


Pochi minuti di marcia e finalmente si arriva in cresta, l'attacco è sulla sinistra.

Quasi come per magia, così come erano scomparsi, adesso riappaiono i segni bianco-rossi ed è facile seguire il percorso che risale con ampio tornante il versante Nord-Occidentale di Peschio Palombo. La pendenza inizia ad accentuarsi ed in certi punti è obbligatorio mettere le mani a terra ed aiutarsi con gli arbusti nella risalita.


La pendenza inizia ad essere accentuata.

A volte si devono necessariamente mettere le mani a terra.

Attraversiamo un piccolo tratto in mezzo al bosco per poi risalire per prati sino sino all'inizio della cresta rocciosa dove un'imponente salto ci da il benvenuto: finalmente inizia il tratto più spettacolare, quello più aereo. 


Sotto il primo salto, il sentiero ovviamente sale sulla sinistra.

Bisogna dire che quello che si legge in alcune relazioni riguardanti questa cresta è esagerato, non vi sono punti dove il percorso si assottiglia, così come non si effettuano passaggi dove l'esposizione è notevole: tutto è nella norma e le fotografie lungo il post poi parlano da sole e descrivono la realtà meglio di tante parole.


Il Pizzo di Sevo (2419m).

Il Pizzo di Sevo a sinistra ed il Vado di Annibale (2119m) al centro: il passo dove la leggenda vuole sia passato il condottiero cartaginese con le sue truppe ed elefanti.

Salendo lungo Peschio Palombo.

Uno sguardo indietro al tragitto compiuto.

Intanto il Lago di Campotosto inizia a mostrarsi.

Salendo il panorama si apre ed è meraviglioso in qualsiasi direzione si vogliano posare gli occhi: dal Vado di Annibale iniziano a mostrarsi le alte vette dei Sibillini, a Ovest Il Terminillo appare netto come non mai, mentre a Sud-Ovest il Monte Gorzano appare imponente coprendo parzialmente il Lago di Campotosto.


La cresta del Redentore ed il Monte Vettore fanno capolino dal Vado di Annibale.

Lo sforzo inizia a farsi sentire, d'altronde abbiamo già superato i mille metri di dislivello positivo, ma a darci una mano giunge il tratto pianeggiante di Pie di Lepre, dove possiamo rifiatare, ovviamente senza fermarci!


Nei pressi di Pie di Lepre, manca pochissimo alla vetta!

Sono esattamente le 10:00, mancano poco meno di 300m di dislivello per la vetta di cui si inizia ad intravedere la croce sommitale: "Dai Mirko, tra un quarto d'ora ci siamo!"


Ecco il Lago di Campotosto a Sud-Est.

Le mie previsioni sono azzeccate (più tardi non lo saranno...) e dopo aver toccato la croce (Cima Lepri, 2445m) possiamo sederci leggermente sotto la vetta, ad Ovest, per mangiare qualcosa ma più che altro per avere riparo dal fastidioso vento di tramontana che da un po' ci sta creando non pochi problemi: siamo ancora stoicamente in maniche corte ma Mirko è costretto ad indossare dei guanti leggeri per proteggersi dal freddo sulle mani.


Cima Lepri (2445m).


Da Cima Lepri vista sul Monte Gorzano (2458m) e sul Gran Sasso.

Godiamo di questi momenti e del panorama che possiamo ammirare: siamo praticamente al centro dell'Appennino e da qui, grazie anche ad una limpidezza del cielo che non ricordavo da tempo, si riescono a vedere tutti i principali gruppi montuosi che lo compongono. I Sibillini, il Terminillo, il Sirente, tutto il Gran Sasso dal Monte Corvo fino al Monte Camicia ed il mare, vicino come non mai!


Verso Pizzo di Moscio, il panorama a Nord-Ovest è spettacolare!

Ricaricate le batterie ci rimettiamo in marcia proseguendo in direzione Sud-Est, lungo il sentiero 301 che ci condurrà sulla vetta del Pizzo di Moscio apparentemente lontano: si deve scendere e poi risalire per circa 200m lungo una distanza di 3Km circa, ma la bellezza che ci circonda è come se ci spingesse con forza alla ricerca dei nostri limiti.


"Possa il vostro cammino essere tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso e portarvi al panorama più spettacolare." 
(Edward Abbey)

Giocando con lo zoom sembra quasi di poter toccare le vette dei Sibillini a Nord.


Da sinistra verso destra la cresta del Redentore dove spiccano nettamente Punta di Prato Pulito, Cima del Lago, Cima del Redentore ed il Pizzo del Diavolo, il Monte Vettore e Cima Pretare e a destra la Sibilla.

In meno di un'ora raggiungiamo la vetta del Pizzo di Moscio (2411m) e anche qui un a breve pausa è d'obbligo più che altro che ammirare una volta di più gli splendidi panorami intorno a noi.


A pochi passi dalla vetta del Pizzo di Moscio (2411m).

Scattiamo alcune foto, una piccola preghiera di fronte all'edicola della Madonnina posta vicino alla croce di vetta e poi giù, in direzione Sud-Est, verso la Sella della Solagna (2221m).


Sullo sfondo i Sibillini, in primo piano il Monte Pelone Settentrionale e Macera della Morte.

Da sinistra verso destra il Monte Pelone Meridionale, il Monte Spaccato ed il Monte Gorzano, sullo sfondo il Gran Sasso.

La segnaletica del Parco posta poco sotto la vetta del Pizzo di Moscio.

In pochi minuti raggiungiamo il nostro obiettivo ed individuato il sentiero che scende lungo Selva Grande (n.337, segni bianco-rossi, informazione che ci farà comodo dopo), proseguiamo in leggera salita in direzione del Monte Pelone Meridionale. La cresta qui è molto ampia e notiamo sulla sinistra, più in basso, dei paletti con segni bianco-rossi: questo è sicuramente è il sentiero che senza passare per questa cima conduce direttamente al Monte Gorzano, mi sa che dopo seguiremo questa variante così evitiamo inutili risalite!


Verso il Monte Pelone Meridionale, sullo sfondo il Gran Sasso.

Raggiungiamo l'omino di pietre con una piccola targa in pietra incisa che indica il raggiungimento della vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m), facciamo le foto di rito con alle spalle il Pizzo di Moscio però qualcosa non torna...


La prima vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m).

Guardo il GPS e noto che la vetta non è questa ovvero non mi trovo sulla latitudine e longitudine indicante il Monte Pelone Meridionale che avevo precedentemente scaricato ed inserito sul mio dispositivo dal sito del Club 2000m: finora non ci sono mai stati problemi, meglio indagare...
Ci rimettiamo in marcia e dopo pochi istanti l'enigma viene risolto: troviamo un'altro omino di pietre con la classica scritta a pennarello nero indicante nuovamente il nome della vetta. Questa volta la posizione dell'omino di pietre coincide perfettamente con quanto leggo nel GPS: "Dai MIrko, facciamo delle foto anche qui, almeno non sbagliamo di sicuro!"


La seconda vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m). Quale sarà quella giusta?

Dopo esserci fatti una grossa risata riprendiamo il nostro cammino scendendo verso la sella che separa il Monte Pelone dal Monte Spaccato, nostra ultima meta, e una volta giunti lì notiamo che sulla destra, qualche decina di metri sotto il filo di cresta, è presente una flebile traccia che prosegue parallelamente: decidiamo di proseguire in questa direzione, i saliscendi della cresta ce li lasciamo per il ritorno!


Pochi passi sotto la vetta del Monte Spaccato.

La nostra tenacia viene premiata ed in breve tempo raggiungiamo la vetta del Monte Spaccato (2283m, omino di pietre): qui non è presente alcuna scritta con pennarello, qualche bontempone se l'è portata via?
Foto di rito e poi di nuovo in marcia, il tempo stringe ed abbiamo ancora parecchia strada da compiere!


Dalla vetta del Monte Spaccato vista sul Monte Gorzano (2458m).

Ultima vetta della giornata, Monte Spaccato (2283m).

L'omino di pietre posto sulla vetta, sullo sfondo il Gran Sasso.

Stavolta seguiamo il percorso in cresta, ben segnalato da un'evidente traccia e dai numerosi segni bianco-rossi posizionati su roccette ed omini di pietra: giunti sulla sella fra le due ultime cime conquistate notiamo dei paletti che puntano verso destra.


Lungo la cresta sommitale del Monte Spaccato. Il Mare Adriatico sullo sfondo.

"Mirko, seguendo questo percorso ci ricongiungeremo con il sentiero che avevamo visto sulla Sella della Solagna, meglio seguire questo senza risalire per il Monte Pelone!"
Ovviamente prendiamo per questa via ed attraversati un paio di nevai raggiungiamo nuovamente la sella citata poc'anzi dove effettueremo l'ultima piccola pausa con annesso spuntino dell'escursione; il vento spira ancora con intensità ed è per questo che decidiamo di scendere per qualche decina di metri lungo Selva Grande e sederci sopra alcuni massi.
Guardiamo quello che ci spetta, mancano pochi minuti alle 14:00 e con il mio inguaribile ottimismo affermo che massimo in due ore e mezza saremo nuovamente al cospetto della Chiesa di san Martino, sono circa mille metri di dislivello e calcolando cinquecento metri l'ora i conti tornano con un ampio margine...
Ed è qui che ho cannato!
Questi calcoli possono essere fatti conoscendo il tragitto che si andrà ad affrontare, che noi ovviamente non abbiamo mai percorso...
Iniziamo a scendere e le nostre convinzioni acquisiscono maggior forza anche perché ogni tanto si scorge il Fosso della Pacina, dove il sentiero "stacca" nettamente in mezzo alla rigogliosa vegetazione, vicino come non mai...
Man mano che scendiamo invece ci rendiamo conto che dopo il tratto iniziale ad elevata pendenza la quota decresce molto lentamente, anzi, in alcuni tratti si risale di quota!
Passati i ruderi dello Stazzo di Padula si attraversa il Fosso Pelone: qui, proprio alle pendici di tre montagne (Pizzo di Moscio, Monte Pelone e Monte Spaccato), siamo letteralmente circondati da piccole cascate e rivoli d'acqua.


Acqua, acqua ed ancora acqua scendendo lungo Selva Grande.

Bisogna dire che rispetto alla maggior parte degli altri gruppi montuosi i Monti della Laga sono costituiti prevalentemente da arenaria: questo comporta che le vette di queste montagne siano più arrotondate e con valli particolarmente profonde e scoscese. Questo tipo di roccia è poco permeabile e non presenta quindi dei fenomeni di tipo carsico come invece avviene ad esempio nelle montagne calcaree: quello che ne consegue è la presenza in superficie di rivoli, ruscelli e piccoli torrenti che precipitano a valle formando splendidi salti e cascate.
Per capire ciò di cui parlo basta guardare il breve video sottostante.


"Sono vivo, finché sento cascate, uccelli e venti che cantano."
(John Muir)

Guadando questo torrente risaliamo nuovamente a mezzacosta perdendo la traccia tra la folta vegetazione...
Parecchie decine di metri sotto di noi vediamo il sentiero ma come arrivarci?
Ok, dritto per dritto!
Fortunatamente indossiamo entrambi i pantaloni lunghi!
In un modo o nell'altro raggiungiamo nuovamente il sentiero e finalmente giungiamo nei pressi del Fosso della Pacina, ad una quota intorno ai 1740m: anche qui riusciamo a guadare senza bagnarci i piedi e dopo una breve risalita siamo in mezzo al bosco dove speriamo di alleviare un po' il caldo che ci sta accompagnando da quando abbiamo iniziato la discesa. Forse era meglio sopra con il vento!
Ora siamo all'ombra ma la salita continua e continua fino agli 1803m della cima di Balzi delle Clasette: speriamo finiscano qui queste risalite!
Supposizione quanto mai errata perché giunti in questo tratto erboso e scoperto, una volta ridisiscesi dentro il bosco inizia la "danza" dei fossi e degli acquitrini!
Incontriamo un bivio con segnavia dove svoltiamo a destra, lasciando il sentiero 337 che condurrebbe allo Stazzo di Gorzano, prendendo nuovamente il Sentiero Italia (n.300, segni bianco-rossi) che ci riporterà al punto di partenza... Quando?!
In questo lungo peregrinare in salita, discesa, sul bagnato, sull'asciutto, sul fango, nell'acqua guaderemo nell'ordine il fosso di Gorzano, il Fosso di Selva Grande (1522m), il Fosso della Solagna, il Fosso della Corva (1555m), il fosso di Ciufficolle seguendo una serie di saliscendi che spezzano le gambe!
Però, perché c'è sempre un però, la mia volontà è salda così come lo sono anche le mie gambe che quasi vanno da sole: bene, bene, bene questo è propedeutico per le prossime avventure a quota quattromila che ho in mente per questa estate... L'allenamento, ossia fare escursioni, paga!
Mirko invece inizia ad avere qualche cedimento e poco prima della ripida discesa che ci condurrà sulle rive del Fosso di San Martino (1341m) ha bisogno di una pausa: "Ok, tu fermati qui, io termino questa discesa e ti aspetto sulle rive del torrente!"
In breve tempo giungo alla meta e visto che ci sono mi libero dello zaino e mi concedo una pausa, tanto finché non arriva Mirko rimango qui: il problema sarà poi ripartire!
Dopo pochi minuti la sagoma di Mirko appare in lontananza e noto con piacere che il suo passo è deciso e senza indugi: aveva solo bisogno di rifiatare un attimo.
Ormai mancano meno di duecento metri di dislivello per raggiungere la Chiesa di San Martino ed il sentiero man mano si allarga sempre di più divenendo una carrareccia: a breve giungeremo nuovamente nella tabella segnavia dove avevamo abbandonato il Sentiero Italia quasi undici ore fa!
Alle 17:59 la sagoma della mia macchina appare tra gli alberi, anche questa è fatta: rispetto alle mie due ore e mezza preventivate per la discesa, ne abbiamo effettivamente impiegate quattro!
Corri ragazzo, corri! 




Galleria foto e video
Il bivio con segnavia posto proprio vicino alla Chiesa di San Martino: non ho fatto di proposito alcuna fotografia alla chiesetta semidistrutta dal sisma del 2016.


Nei pressi del bivio dove abbandoneremo il sentiero Italia.

Poco sopra di il Monticello, la cresta di Peschio Palombo si mostra nuovamente.

Ai piedi di Peschio Palombo: dove si sale?


Pochi minuti di marcia e finalmente si arriva in cresta, l'attacco è sulla sinistra.


La pendenza inizia ad essere accentuata.


A volte si devono necessariamente mettere le mani a terra.




Sotto il primo salto, il sentiero ovviamente sale sulla sinistra.


Il Pizzo di Sevo (2419m).


Il Pizzo di Sevo a sinistra ed il Vado di Annibale (2119m) al centro: il passo dove la leggenda vuole sia passato il condottiero cartaginese con le sue truppe ed elefanti.


Salendo lungo Peschio Palombo.


Uno sguardo indietro al tragitto compiuto.


Intanto il Lago di Campotosto inizia a mostrarsi.


La cresta del Redentore ed il Monte Vettore fanno capolino dal Vado di Annibale.


Peschio Palombo.


Al termine della cresta di Peschio Palombo.


Nei pressi di Pie di Lepre, manca pochissimo alla vetta!


Ecco il Lago di Campotosto a Sud-Est.


Cima Lepri (2445m).


Da Cima Lepri vista sul Monte Gorzano (2458m) e sul Gran Sasso.


Verso Pizzo di Moscio, il panorama a Nord-Ovest è spettacolare!


"Possa il vostro cammino essere tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso e portarvi al panorama più spettacolare." 
(Edward Abbey)


Sullo sfondo i Sibillini, in primo piano il Monte Pelone Settentrionale e Macera della Morte.


Giocando con lo zoom sembra quasi di poter toccare le vette dei Sibillini a Nord.


Da sinistra verso destra la cresta del Redentore dove spiccano nettamente Punta di Prato Pulito, Cima del Lago, Cima del Redentore ed il Pizzo del Diavolo, il Monte Vettore e Cima Pretare e a destra la Sibilla.


A pochi passi dalla vetta del Pizzo di Moscio (2411m).


L'edicola della Madonnina e la croce di vetta del Pizzo di Moscio (2411m).


Capre al pascolo poco sotto la vetta.


Da sinistra verso destra Gianluca, la Madonnina e Mirko.


Da sinistra verso destra il Monte Pelone Meridionale, il Monte Spaccato ed il Monte Gorzano, sullo sfondo il Gran Sasso.


Zoomata sul Gran Sasso.


La segnaletica del Parco posta poco sotto la vetta del Pizzo di Moscio.


Simpatica animazione ottenuta sommando più scatti: Mirko mentre sta scendendo dalla vetta del Pizzo di Moscio.


Verso la Sella della Solagna.


Lungo l'ampia cresta che conduce la Monte Pelone Meridionale.


La catena settentrionale del Gran Sasso.


Verso il Monte Pelone Meridionale, sullo sfondo il Gran Sasso.


Zoomata sul Corno Grande del Gran Sasso.


La prima vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m).


La seconda vetta del Monte Pelone Meridionale (2259m). Quale sarà quella giusta?


Cheese Gianluca!

Cheese Mirko!

Pochi passi sotto la vetta del Monte Spaccato.

Dalla vetta del Monte Spaccato vista sul Monte Gorzano (2458m).

Ultima vetta della giornata, Monte Spaccato (2283m).

L'omino di pietre posto sulla vetta, sullo sfondo il Gran Sasso.

A pochi passi dal mare!

Il Gran Sasso e parte della Costa delle Troie, l'ampia cresta che conduce sulla vetta del Gorzano.


Lungo la cresta sommitale del Monte Spaccato, il Mare Adriatico sullo sfondo.

Acqua, acqua ed ancora acqua scendendo lungo Selva Grande.


"Sono vivo, finché sento cascate, uccelli e venti che cantano."

(John Muir)






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